lunedì 5 marzo 2012

La risposta della Rdt all'editoriale di domenica scorsa di Eugenio Scalfari

Lettera aperta a Eugenio Scalfari.
Caro direttore , nel bel mezzo di una nostra riunione, leggiamo il suo editoriale “una strana gioventù che odia la velocità” comparso su Repubblica del 4 marzo. Ci colpiscono, in particolare, le sue affermazioni riguardo gli studenti dell’Università della Calabria che si sono mobilitati per esprimere la loro solidarietà alla battaglia del popolo della Val Susa. Lei si chiede come mai , con tanti problemi che vive la Calabria, gli studenti scelgano di urlare nelle piazze e nelle strade della loro, terra: nota!
Leggendo le sue parole tutti noi ci siamo guardati negli occhi, incrociando anche gli sguardi di tanti giovani studenti universitari presenti all’assemblea della Rete difesa del Territorio intitolata alla memoria di Franco Nisticò, un militante deceduto, nel dicembre 2009, durante una manifestazione no ponte.
Caro direttore lei si chiede che senso ha la mobilitazione degli studenti dell’Uni.Cal. rispetto alla apparentemente lontana lotta no tav, e per quel motivo gli stessi non si attivino, invece , rispetto a questioni molto più vicine ai loro territori. Ebbene siamo molto felici di poterle rispondere che se oggi gli studenti calabresi, negli scorsi giorni scesi in piazza a Cosenza come a Reggio Calabria, al fianco di tanti ambientalisti, esponenti di realtà, collettivi centri sociali, per dire no al treno ad alta velocità, lo hanno fatto consapevoli di numerose questioni.
In tutta la Calabria, pur non balzando quasi mai agli onori della cronaca, c’è gente che quotidianamente lotta per la difesa dei propri territori, cerca di creare dal basso forme di tutela della propria terra per evitare che interessi privati, legati al profitto e non alla difesa e alla valorizzazione dell’ecosistema, erodano terreni, costruiscano o amplino inceneritori o centrali a carbone, non sfruttino risorse energetiche alternative, continuino a invadere di cemento le città dove, di contro, aumentano i numeri dei senza casa,. Ogni giorno ci sono cittadini che operano contro le mafie non nascondendosi dietro una generica bandiera dell’antimafia bensì costruendo, nel silenzio, alternative reali anche se piccole per sottrarre manovalanza mafiosa, soprattutto composta da giovani inoccupati, attraverso una socialità altra e soprattutto cercando di incidere sulla cultura della delega, e della raccomandazione che dalle nostre parti chiamiamo “pastetta” . Le mafie a nostro avviso, sono tutte quelle forme si sopraffazione, sfruttamento, imbarbarimento e disumanizzazione legate al dio denaro e al potere…ebbene noi, ogni giorno lottiamo per operare un significativo cambio di rotta di questa mentalità che poi non è affatto tipicamente calabrese ma, possiamo dirlo con certezza, investe tutta la penisola.
Di tutte queste piccole ma significative lotte, spesso non si trova traccia sui giornali mainstream, fa notizia però che giovani studenti universitari calabresi blocchino dei treni insieme a realtà di movimento, ambientalisti, cittadini. Questo , forse, dimostra che ci sono dei problemi di comunicazione e di informazione.
Quello che realmente ha spinto alla solidarietà verso il popolo notav è la consapevolezza che grandi infrastrutture come questa o anche il ponte sullo stretto non faranno altro che gravare sulle tasche di tutti i cittadini italiani e dei figli che ancora , magari devono venire senza determinare però dei significativi benefici alla cittadinanza tutta. Effettivamente i discorsi che sentiamo fare sullo sviluppo legato alla tav ci ricordano tanto quei beceri comizi sullo sviluppo che avrebbero portato in Calabria tanti e tanti posti di lavoro ma che invece, oggi hanno determinato l’avvelenamento di intere citta: Crotone un esempio per tutti.
Lottare oggi al fianco del popolo notav significa lottare per il principio di autodeterminazione dei popoli che dovrebbero aver garantita la possibilità di scelta, rispetto ai territori che vivono. L’imposizione del tunnel della TAV, attraverso l’attuazione di forme repressive di contenimento delle volontà popolare, rappresenta una palese negazione di tale principio. Lottare oggi al fianco del popolo notav significa ribadire e sottolineare che mentre si investono ingenti quantitativi di denaro per infrastrutture simili, in zone come la Calabria non è possibile spostarsi agevolmente. Gli ambientalisti, gli studenti i cittadini calabresi intendono collegare la lotta notav a quella per la difesa del territorio che comprende, senza dubbio, la mobilità territoriale, vero e proprio diritto oggi sempre più negato alle popolazioni calabresi.
Vogliamo ricordarle, direttore, che noi calabresi abbiamo assistito ad un pauroso ridimensionamento della mobilità su rotaie, proprio in questi ultimi anni. Tale ridimensionamento ha determinato perdita di posti di lavoro , chiusura di numerose stazioni, isolamento di piccoli e medi centri. Oggi per spostarsi in Calabria si è costretti ad utilizzare mezzi propri su strade sempre più disastrate e malmesse.
Se dunque a Reggio Calabria come nel più internato dei paesi della Sila si può sentire l’urlo che risuona all’unisono notav, caro direttore non si deve sorprendere. Se anche nella lontana calabria anche noi urliamo Notav lo facciamo convinti del fatto che ci stiamo battendo per un futuro sostenibile, per una reale democrazia, per una informazione non univoca, per dare una speranza a questo paese alla nostra terra alle nostre vite e a quelle dei nostri figli.
Abbiamo letto il suo pezzo e concluso la nostra assemblea dove, guarda caso parlavamo di quello che significa la lotta notav: una metafora dell’Italia che resiste, ci spiace constare che lei e il suo giornale non abbiano colto il senso di questa battaglia.
Ci auguriamo che almeno ci venga garantito il diritto di replica e la pluralità delle voci, propria di una democrazia.


Rete difesa del territorio “Franco Nisticò” 
http://www.difendiamolacalabria.org/

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