lunedì 24 gennaio 2011

Questo vecchio, solito Latorre!


Giovanni Latorre si deve fare sempre riconoscere. Anche il 12 di gennaio ha voluto scomodare la questura di Cosenza (c’è da dirlo, sempre disponibile per queste occasioni) per reprimere i soliti facinorosi studenti che volevano addirittura riunirsi, in quella che sarebbe sicuramente stata una pericolosissima assemblea. Schieramento di Digos e celere in anti-sommossa, con manganelli, scudi e camionette. A distanza di due anni, non c’era il Presidente della Repubblica ma le minacce di denunce sono arrivate chiare e forti.

“Faremo di questa università una grande azienda”, era questo lo slogan nelle elezioni alle quali si candidò facendosi rieleggere per la terza volta (dopo la nota modifica ad hoc dello statuto d’Ateneo). E non c’è che dire, Marchionne ha solo da imparare dal professor Latorre, soprattutto in quanto a pratiche democratiche. O sarebbe meglio dire anti-democratiche.




Resta salda ancora nella nostra mente quella assemblea aperta, indetta nel giugno scorso da alcuni membri del Co.Co.P., per discutere della riforma Gelmini. In quella sede arrivò addirittura a minacciare i presidi di facoltà, dichiarando che se non fossero stati approvati i manifesti degli studi per l’a.a. entrante, avrebbe chiamato i carabinieri (è evidentemente un vizio) e portato i loro consigli di facoltà al completo davanti la corte dei conti. Fu indubbiamente un ottimo modo per animare il dibattito. Cioè, per stroncarlo.

Ma siamo sicuri sia solo una forte forma patologica di “frustrazione da mobilitazione” quella che colpisce ciclicamente Latorre. Altrimenti non capiremmo la ricorrente occupazione del suolo dell’università da parte delle forze dell’ordine, in costante deroga alla legislazione del nostro Paese. Da almeno tre anni, alterna lunghi momenti di assenza istituzionale a intensi periodi di serrata comunicazione telefonica con i dirigenti cosentini della Digos. Prova a soffocare il dissenso come se fosse un reato.

Latorre è stato completamente assente dalla vita politica e umana di questa università, mentre centinaia e centinaia di studenti dell’Unical davano vita ad assemblee d’Ateneo e a una mobilitazione durata più di un mese. Per fortuna, riappariva insperatamente dopo le vacanze come rigenerato. Con la stima dei danni dell’Aula Magna, spazio autogestito da centinaia di studenti, ha usato tutta la sua fantasia e anche, in minima parte, quella di qualche suo fidato consigliere (per quanto possibile dal soggetto in questione), traducendo in atti vandalici più di 30 giorni di dibattiti, laboratori culturali, iniziative artistiche, workshop sulla questione di genere e sul diritto allo studio, tavole rotonde e presentazioni di libri. Quando invece sarebbe bastato avvicinarsi agli spazi occupati nel periodo di mobilitazione, per constatare come gli stessi dipendenti dell’università avevano libero accesso potendo quotidianamente certificare lo stato di salute delle strutture.

Per Latorre l’amministrazione dell’Unical, la crescita dell’Università e dei suoi studenti passa esclusivamente da bilanci economici e dai conti virtuosamente in ordine – per anni ha sostenuto progetti fallimentari e massonici come quello dell’Aquis – non da percorsi politico-culturali vivi, reali ed estranei a dinamiche clientelari e mafiose presenti anche all’interno di questo Ateneo. Anzi, da questo modo di fare politica non si è mai sottratto.

Ma non è Latorre il nostro interlocutore. Lo sono, invece, le studentesse e gli studenti di quest’università. Chi vive davvero ogni giorno questi luoghi, che è stanco di questo modo obsoleto e stantio di gestire il bene comune conoscenza ed è intenzionato attraverso percorsi di partecipazione dal basso a costruire una coscienza collettiva, per far emergere gli elementi di conflitto reali presenti dentro l’Ateneo e il Paese intero. Ci aspetta un intenso periodo di lavoro politico, dal referendum sull’acqua alle lotte al fianco degli operai della FIOM, dalle battaglie su un nuovo modello di welfare studentesco (reddito, alloggi, mobilità, borse di studio ecc.) alle iniziative per la salvaguardia dell’ambiente calabrese nella Rete in Difesa del Territorio.

Non sarà Latorre a fermarci, né le sue minacce repressive.


Ateneo Controverso - Unical

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